Articolo di Giovanni Cominelli pubblicato da Italia Oggi il 23 gennaio 2026
E’ in aumento il numero dei giovani che usano il coltello per risolvere i loro conflitti, fino ad arrivare all’omicidio. Invece di costruirci sopra della propaganda per qualche straccio di voto, occorre individuare le cause. Le radici sociali del fenomeno sono almeno due: quella degli irregolari e quella dei non integrati.
Il Crime Law and Economic Analysis dell’Università Bocconi mostra che oltre un terzo delle persone arrestate o denunciate in Italia nel 2024 è straniero. e statistiche sulla popolazione carceraria confermano che, su una popolazione carceraria di circa 62.500 detenuti, gli immigrati sono attorno ai 19.700, oltre il 30% dei detenuti. Dovrebbero essere solo il 3%, se esistesse una proporzionalità rispetto alla base demografica. Gli stranieri in Italia sono circa 5, 4 milioni, cioè il 9,1%. Secondo la milanese Fondazione Iniziative e Studi sulla Multietnicità, gli irregolari erano 321 mila al 1° gennaio del 2024. Questi sono i più propensi alla microcriminalità, quella che colpisce il singolo cittadino vicino alle Stazioni, nei parchi, nelle periferie, sulla Linea 90/91 di Milano, sugli autobus, sui treni, per strada.
La ragione per cui delinquono non è perché sono nordafricani, ma perché sono irregolari. Una volta individuati come tali, la polizia rilascia un foglio di via, ma poi nessuno più controlla se “il via” si realizzi o no. Così il peruviano stupratore e assassino della giovane Aurora Livoli a Milano, così il croato omicida di un capotreno a Bologna e così infiniti altri casi di criminali con regolare foglio di via. 300 mila sbandati vagano in Italia fuori controllo. Il Governo Berlusconi aveva istituito nel 2002 gli SPRAR, i Centri del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati in Italia. Si trattava di una rete di progetti di accoglienza gestiti dai Comuni, in collaborazione con cooperative e associazioni del terzo settore, finanziata dallo Stato tramite il Ministero dell’Interno. Oltre a garantire vitto e alloggio, offrivano corsi di lingua italiana, orientamento legale e supporto per la domanda di asilo, di inserimento lavorativo e sociale, assistenza sanitaria e psicologica. Il Governo Conte-Salvini li ha aboliti nel 2018, sostituendoli con il SAI – Sistema di accoglienza e integrazione – restringendone la destinazione solo ai titolari di protezione internazionale, ai richiedenti asilo, ai minori stranieri non accompagnati e proibendone l’assunzione ai Comuni. Il risultato disastroso è che, nel nome della propaganda securitaria, alla quale ciascuno di noi è fortemente sensibile, si è aggravata l’insicurezza nelle principali città del Paese. Così è divenuta una profezia che si autoadempie. Il pompiere appicca l’incendio per essere poi chiamato a spegnerlo nel plauso generale, leggasi voti!
Eppure la soluzione è semplice: a chi ha il foglio di via non deve essere più consentito di vagabondare per le strade. Il “foglio di via” è una ridicola “grida” spagnola del ‘600. Va abolito. A questo dovrebbero servire CPR – i Centri per il Rimpatrio – senza obbligatoriamente ridurli a discariche di esseri umani.
L’altra fonte della violenza giovanile è quella che oggi viene nominata dei “maranza”, gruppi di giovani di italiani e di immigrati, che calano nei centri delle città, commettono piccoli reati, minacciano, picchiano, rubano cellulari. Ogni epoca ha avuto i suoi “maranza”, dai “teddy boys”, ai “capelloni”, ai “beatnik”, agli “indiani metropolitani”, ai “metallari” ai “punkabestia”… Oggi usano il coltello. Il fenomeno è esterno alle scuole, ma le lambisce, come si evince dagli ultimi tragici fatti di cronaca. A questo punto accorrono in TV schiere di psicologi e di pedagogisti che si diffondono su disagio giovanile, sull’incapacità degli adulti di percepirlo, sulla necessità dell’educazione civica nelle scuole. Nascono due partiti: quello che…”bisogna educare” e quello che…”urge reprimere”; quello che… “bisogna fare lezioni di educazione civica” e quello che… “occorrono i metal detector in ogni scuola”. Ora, pare a me modestamente che non è necessario arrivare fino all’altezza intellettuale di Salomone per dover prendere atto che è necessario premere su ambedue i pedali. Educare vuol dire “creare ambienti”, nei quali, attraverso gli insegnamenti e le relazioni, si modellano sentimenti, emozioni, comportamenti attenti alla presenza fondamentale del prossimo nelle nostre vite quotidiane. Crearli spesso non si riesce né in famiglia, né a scuola, né in società per responsabilità da indagare e da distribuire equamente. Se uno ha portato il coltello a scuola, possibile che i suoi compagni e i loro insegnanti non se ne siano accorti? E quando se ne sono accorti, perché non è intervenuta l’autorità scolastica e perché non ha chiamato i carabinieri? O la scuola gode di extraterritorialità rispetto alle leggi della Repubblica? Servono i gesti educativi e servono i Carabinieri! O i nostri ragazzi sono diventati tutti angeli?