In memoria di Gianni Cervetti

Articolo di Erminio Quartiani.

Gianni Cervetti ci ha lasciati il 7 maggio all’età di 92 anni. I Funerali, svolti all’Auditorium Mahler sono stati molto partecipati, dal mondo della politica, della cultura, dell’arte e della musica. Sono state pronunciate orazioni funebri tra gli altri dal Sindaco Sala, da Piero Fassino e Enrico Morando, da Ugo Finetti e Roberto Mazzotta, dal Figlio Andrea e dalla nipote Elena.
Gianni Cervetti rappresenta la memoria di quella sinistra di governo milanese che con Elio Quercioli e Aldo Aniasi ha illustrato negli anni 70 e 80 del secolo scorso il buon nome del riformismo per quella parte di movimento popolare che aveva i suoi riferimenti nel PCI. Con Giorgio Napolitano, Emanuele Macaluso, Luciano Lama ha dato vita all’area riformista del Pci/Pds.
Gianni Cervetti è stato in segreteria nazionale del Pci il responsabile organizzazione che, su indicazione di Enrico Berlinguer , ha gestito la fine del rapporto con L’URSS anche dal punto di vista dei finanziamenti che da lì provenivano, in questo mostrando non solo capacità politica ma anche la forza di un partito che si riteneva a pieno titolo parte integrante della sinistra europea( che più tardi, dopo la nascita del PDS, entrava a far parte dell’Internazionale socialista e del Partito del socialismo europeo).
Infatti fu artefice dell’elezione al Parlamento europeo nelle liste del Pci sia di Altiero Spinelli che di Maurice Duverger.
Gianni Cervetti, dopo la strage di Piazza Fontana, si adoperò per far nascere il “Comitato unitario antifascista per la difesa dell’ordine repubblicano”, unendo in quella sede tutti i partiti dell’arco costituzionale con tutte le associazioni partigiane, antidoto propositivo ad ogni tentazione autoritaria e reazionaria in nome della preservazione delle istituzioni della Repubblica. L’unità antifascista è stata una delle sue idee guida.
L’altra idea guida è stata l’Unità della sinistra di governo sia nel governo degli enti locali sia nella politica nazionale, concepita non in contrapposizione con altre culture politiche, ma in continuo dialogo con esse.
Si definiva compagno del secolo scorso, non per indugiare sui rimpianti di una politica non più all’ordine del giorno né per considerarsi fuori dalla quotidianità della politica, della quale ha continuato ad occuparsi attentamente, anche quando cessò il suo mandato da deputato dopo avere ricoperto anche la carica di parlamentare europeo e di consigliere regionale della Lombardia, nella quale ritornò in qualità di segretario regionale del partito dopo l’esperienza della segreteria nazionale.
Promosse con Emanuele Macaluso e altri, tra i quali Rino Formica, la rivista “Le nuove ragioni del socialismo” e sostenne la nascita del primo quotidiano “Il Riformista”.
Da Gianni Cervetti, come per molti altri, anch’io ho potuto attingere alla sua competenza, alla sua preparazione culturale e politica, alla sua disponibilità al confronto e al sostegno delle più giovani generazioni (ricordo tra gli altri Enrico Morando e Umberto Ranieri).
Non eravamo degli spinoff di Gianni anche perché in primo luogo lui stesso era ben lontano dall’idea di una politica fatta da atteggiamenti servili verso il capo di turno. Certo non era scevro da quella severità che si addice solo a coloro che considerano la politica come un servizio verso il Paese e le sue istituzioni repubblicane.
Bisognerà tornare in futuro sulla personalità e la storia di Gianni Cervetti, anche di quel Cervetti che si occupava della Scala, della Fondazione orchestra sinfonica e coro sinfonico di Milano (ex Verdi), di quel Cervetti cultore di libri antichi e bibliofilo apprezzato. E soprattutto dovremo meglio valorizzare la sua figura per quel che ha rappresentato per il suo partito d’origine e la sinistra riformista, per le Istituzioni che ha servito con onore sia nel Parlamento italiano sia in quello europeo (promosse l’unico referendum di indirizzo per conferire un mandato costituente al Parlamento europeo).
Nel libro “Todos marxistas” scritto per gli amici bibliofili, Gianni Cervetti sostenne che, nelle tre epoche del recente passato in cui si può dividere la storia recente (prefascismo, fascismo, postfascismo), Milano ha saputo svolgere un ruolo d’avanguardia nell’innovazione politica, prevedendo che avrebbe continuato a farlo anche nel futuro. Da milanese mi auguro che sia così, per il bene della nostra Italia e della nostra Europa.

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