Conclusioni dell’Assemblea Nazionale di Libertà Eguale ad Orvieto di Stefano Ceccanti

Anzitutto una premessa.
Non c’è stato un mero avvicendamento alla presidenza di LE, ma stiamo dando vita ad un sistema, che vede soggetti riformisti lavorare insieme e la Fondazione In Europa è il frutto nuovo di questo impegno comune. E quindi Morando non se ne va, ma assume una funzione di vertice di questo sistema e quindi lavoreremo con lui più ancora di prima. Del resto gia’ questa assemblea congiunta con Base Italia va nello stesso senso

Userei il binomio classico strategia e struttura con tre punti su ciascuna
I tre punti sulla strategia sono i seguenti

1. Siamo partiti dall’Ucraina e dal rifiuto delle ambiguità. “Che la forza sia giusta, che il diritto sia forte”: la frase di Pascal che si legge nell’ingresso della Facoltà di Giurisprudenza di Lille è il riferimento ineludibile delle democrazie liberali ed è poi il senso degli interventi del Presidente Mattarella in tutti questi anni. Non sono riferimenti né Chamberlain, né Daladier, né Trump. Contro i primi due e contro lo slogan del socialista Marcel Déat (poi conseguente collaborazionista con Hitler secondo cui non era il cado di morire per Danzica) ricordo le parole sferzanti di Emmanuel Mouner sulla differenza tra perseguire la pace e voler essere lasciati in pace: “Questo pacifismo, nel settembre del 1938, non aveva a cuore la giustizia dei Sudeti, né quella dei Cechi, né quella dei Trattati, né quella delle loro vittime, né l’ingiustizia della guerra, ma aveva una sola ossessione: che non si interrompessero i suoi sogni di pensionato…” Nessuna contrapposizione è quindi possibile tra deterrenza e diplomazia e neanche nessuna sottovalutazione dell’aggressività delle autocrazie, fuori posto nei giorni in cui si ricorda la rivoluzione ungherese e l’invasione dei carri armati sovietici
2. Siamo poi passati per le questioni istituzionali. Comprendo i pessimismi di Pera e Salvi, eppure la ricerca presentata nei giorni scorsi da Antonio Preiti rivela su questi terreni una maggioranza riformista nel Paese. Il tema è come evitare che essa sia neutralizzata da scontri referendari in cui la linea di frattura pro o contro il governo in carica sia quella assolutamente dominante. Per questo insistere su una riforma condivisa di un bicameralismo che è uscito fuori dai binari del disegno costituzionale unificando in un0Assemblea di 600 tutti gli eletti appare una battaglia ragionevole.
3. Ci siamo infine dedicati al governo dell’economia, m qui p inutile soffermarsi perché la sessione si è appena svolta e le proposte pragmatiche su come tornare a crescere ci sono state appena presentate.
Quanto poi ai tre punti sulla struttura, intesa come agenda, faccio prima una premessa.
Il programma di lavoro dovrà essere costruito negli organi appena eletti e che esso si ispira al principio di sussidiarietà: vari gruppi e personalità hanno già in cantiere iniziative locali benemerite che faremo circolare, ma che non spetta a noi gestire direttamente.
La struttura, l’agenda immediata è quella che ci è data dagli appuntamenti ineludibili
1- Occorre continuare ad essere presenti nel dibattito sulle modalità di costruzione di un’alternativa d governo col coinvolgimento dell’opinione pubblica. Qui non ci si può arrendere all’idea che sia inevitabile uno snaturamento delle primarie a turno unico tra due candidati, come sfida tra i due principali partiti, che rischiano peraltro di essere visti come troppo sovrapponibili. Una prospettiva sbagliate a controproducente da tutti i punti di vista.
2- Va accompagnato il lavoro critico su una legge di bilancio sostanzialmente statica per evitare che si trasformi in declamazioni generiche o demagogiche che finirebbero per non essere minimamente utili nel momento in cui si dovesse produrre un’alternanza
3- Il periodo tra dicembre e gennaio, fino alla sentenza della Corte costituzionale, può essere impiegato per alcuni incontri territoriali di presentazione dell’instant book sulla legge elettorale che per un verso si presta a una diffusione di educazione civica su una legge che andrà conosciuta per poter essere utilizzata in modo consapevole e per altro verso per diffondere una cultura riformista, caoace di distinguere i veri limiti di merito (l’assenza di ballottaggio) e le vere questioni costituzionali (le firme e l’equilibrio di genere) rifuggendo da slogan vuoti e da un’ideologia proporzionalistica rétro. Per questo ringrazio tutti gli autori che si sono impegnati: Morando, Quagliariello, Calderisi, Nicotar, Clementi, Fusaro, Chiaramonte e Covino.
Grazie a tutti e buon lavoro

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